Montagna d’estate. Cortina e le passeggiate anche per bambini.

La vista al vostro arrivo.

Io sono una che d’estate è cresciuta al mare. Gente del sud, noi. Mica si va in montagna l’estate! E invece…

Per un insieme di cose un’estate sono capitata a Cortina e mi sono follemente innamorata. Ero triste. Di quella tristezza che immobilizza e la montagna mi ha fatto ricominciare a camminare. Arrivavo in cima a questi rifugi dove il tempo si è fermato e la natura sembra ricordarti quello che conta davvero.

Dall’alto, le cose si vedono da una prospettiva diversa. Tutto quello che è superfluo resta piccolo e le emozioni con un po’ di aria buona si avvertono con una forza nuova.

E sarà perché un po’ mi hanno salvato, sarà che queste sono tra le montagne più belle al mondo. Che le fragoline di bosco se le raccogli tu, hanno un sapore diverso. Sarà che forse da quando ho visto questi panorami la prima volta, senza saperlo, ho sognato di tornarci con i miei bambini. Prima di avere anche solo l’idea di farli. Non lo so.

Ma ora che sono diventata mamma, adoro la vacanza in montagna.

E siccome le guide hanno chiaramente tempi di camminata molto diversi da quelli di noi gente umana, vi do qualche consiglio utile se capitate da queste parti con bambini al seguito. Continue reading “Montagna d’estate. Cortina e le passeggiate anche per bambini.”

Buonanotte ai suonatori. Creare un rituale. Parte prima

Metti un pomeriggio d’inverno, una psicologa, un cantastorie e un gruppetto di mamme. Metti il tema più scottante dell’infanzia. Il sonno. E la prima cosa che è uscita fuori è che il problema è nostro, non loro. Tante grazie. I bambini non dormono perché non lo sanno fare. Fisiologicamente sono soggetti a più risvegli. E a quanto pare insegnare loro a gestire da soli questi risvegli è il segreto per farsi una dormita in santa pace. Ok, grazie ora mi alzo e me ne vado. E in quel momento la psicologa ha smesso di parlare e il cantastorie ha preso il suo posto. Una filastrocca per addolcirci la pillola. Massimiliano Maiucchi si chiama e mentre canta le sue filastrocche, le sento volare nell’aria e sorrido pensando che i miei bimbi sarebbero impazziti a vederlo mimare e cantare. E mentre la melodia si diffonde mi rendo conto che il dramma di non dormire è tutto qui. Non c’è una soluzione unica ci dice la psicologa. Però esiste un metodo. Esiste quel rituale di cui ho sentito parlare tante volte. E forse in questo pomeriggio, seduta sui divani di cosebimbi, con la calma che mi viene dalle mamme sedute accanto a me e la musica per bambini in sottofondo, ho capito cosa significhi davvero. E a questo punto la psicologa ci ha ricordato una cosa. L’unica possibilità che abbiamo per venirne a capo è tornare in relazione con i nostri bambini. Con la nostra famiglia. Ascoltare i bambini, neonati o più grandi che siano. Osservare davvero le loro esigenze. Difficile, a volte sembra impossibile. Perchè più siamo stanchi e meno riusciamo ad ascoltarli. Partendo da una certezza: il nostro bimbo ha paura di addormentarsi, di lasciarsi andare. Ha paura perché lui non sa che saremo lì domani. Ma davvero non la sa. E se torniamo in empatia con lui, beh capiremo che penare di non ritrovarci lì al risveglio deve essere effettivamente spaventoso. E allora, ecco a che serve il rituale. A cosa serva ripeterlo ogni sera. Diventa la prova tangibile che noi ci saremo anche domani. E che ci crediamo per primi. Crediamo che domani, stessa ora, stesse stelle, stessa canzone, saremo lì per ripeterlo. Ma per farlo funzionare dobbiamo renderlo autentico e quindi essere autentici mentre lo eseguiamo. E se la stanchezza è troppa meglio farne una versione breve, meglio saltare il famoso bagnetto, o la filastrocca più lunga. Meglio farne un pezzetto con convinzione e trasmettere fiducia al bimbo davanti a noi. Un incantesimo per noi e per loro. Continue reading “Buonanotte ai suonatori. Creare un rituale. Parte prima”

Auguri all’amore

pexels-photo-207962.jpegTanti auguri. A chi si ama follemente, a chi si morde le mani per un bacio non dato. A chi ha 15 anni e vive questo giorno con un’enfasi che poi si dimentica. A chi ha ricevuto i fiori e a chi li ha regalati. Auguri all’amore. A quello di un bacio al buio, dato in una macchina davanti al portone di casa, mentre lui ti tiene il viso tra le mani. Con il cuore che batte all’impazzata e la paura che l’altro lo possa sentire. Che poi se ne accorge che batte e invece vuoi fare finta che non sia così. A chi non ha paura di dirlo, amore. A chi non sa amare e ci fa soffrire, magari imparerà. Auguri all’amore della nostra vita. A quello che invece ora ci sembra un estraneo, che prendersi per mano sembra impossibile e magari è solo una faccenda di coraggio. Auguri all’amore folle, quello fatto di sorprese, di fiori e di baci sotto la pioggia. Auguri all’amore di quando nasce un figlio, che a volte è stanco ma che è diventato ancora di più. Auguri a chi ha paura di viverlo, che ama in silenzio e non riesce a lasciarsi andare. Auguri all’amore delle mamme, all’amore tra sorelle e a quello tra amiche. All’amore in ogni sua forma. Perché senza siamo niente.

Mamme trentenni e vita notturna. Parte prima.

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Da ragazzine stavamo sveglie fino a tardi a scrivere su messanger con quello carino del corso di Diritto Civile ( che poi me lo sono sposata, ed è un’altra storia…). Facevamo le 4 in discoteca e poi avevamo tutte le energie e lo stomaco per mangiarci un cornetto caldo. Ora, alle 4 di notte, mi aggiro per casa con la mia vestaglia a preparare il latte all’ultimo arrivato. L’emozione di vedere l’omino di messanger scrivere una risposta, ha lasciato spazio al terrore che si svegli la sorella e che la mia notte si trasformi senza volere in un pigiama party. La prima notte dopo l’ospedale è andata così: Bibi ha sentito Dedo piangere ed è venuta vedere. “ah state qui? vengo anche io mamma…” A quel punto ci ha raggiunte quello carino di diritto civile e siamo rimasti tutti e 4 in camera di Alfredo a guardarlo mentre beveva il latte. Tutto molto carino e tenero, per una notte. La seconda già ha perso ogni fascino di tenerezza. Continue reading “Mamme trentenni e vita notturna. Parte prima.”

lunghi silenzi e un vestito di tulle rosa

ricordati di essere felice

Quando perdo la leggerezza sono spacciata. Perché solo con la leggerezza so vedere la profondità delle cose. E la leggerezza è ovunque intorno a noi se la sappiamo trovare. E per me la leggerezza, che questa settimana mi ha fatto ritrovare il coraggio, è un vestito da Minnie. Nel tulle rosa che conquista anche la donna più cinica, quella che finge di odiare il rosa. Chissà perché poi. Il coraggio per raccontare, per scrivere solo perché mi rende felice. E questo è l’unico motivo per cui valga la pena fare qualcosa. L’unica follia che ci fa muovere verso il nostro obiettivo più semplice, quello che dimentichiamo sempre. Essere felici. Quel tulle, le guance rosse truccate come una bambola, i coriandoli e le stelle filanti. Ecco la mia leggerezza perduta. Era proprio davanti a me e io non la riuscivo a vedere, troppo impegnata ad essere impegnata. In fondo è questo che mi è successo quest’anno. Ho perso i miei pensieri felici, ho smesso di spiccare il volo e se ti piace volare è come smettere di respirare. E’ stato un anno in apnea. E ora, scriverlo qui mi sta riportando all’aria aperta. Continue reading “lunghi silenzi e un vestito di tulle rosa”